Azione di responsabilità per abuso di direzione incerta per la società eterodiretta
/ Monica VALINOTTI
Ai sensi dell’art. 2497 comma 1 c.c., le società o gli enti che, nell’esercitare l’attività di direzione e coordinamento di una società, agiscono nell’interesse imprenditoriale proprio o altrui violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale di quella stessa società sono direttamente responsabili nei confronti:
- dei soci della società eterodiretta, per il danno causato alla redditività e al valore della partecipazione sociale;
- dei creditori sociali della medesima società, per la lesione provocata all’integrità del patrimonio sociale. Non è espressamente prevista, invece, una responsabilità per abuso dell’attività di direzione e coordinamento nei confronti della stessa società “abusata”. Ci si è quindi domandati se, considerato il tenore letterale della norma, a quest’ultima possa essere riconosciuta la legittimazione a esercitare l’azione in questione. In proposito si riscontrano orientamenti contrastanti sia in dottrina che in giurisprudenza. Nel tempo, diversi Tribunali di merito sono giunti ad affermare che, pure in assenza di una espressa previsione normativa, alla società eterodiretta dovrebbe essere riconosciuta la legittimazione ad agire per ottenere il risarcimento dei danni a essa cagionati dalla società o dall’ente che abbia illecitamente esercitato l’attività di direzione e coordinamento. Si è osservato, in primo luogo, come tale conclusione sia supportata da ragioni di ordine storico, atteso che l’art. 90 del DLgs. 270/99, rubricato “Responsabilità nei casi di direzione unitaria”, già prevedeva la responsabilità solidale degli amministratori delle società che avessero abusato dell’attività di direzione e coordinamento per i danni cagionati “alla società stessa” in conseguenza delle direttive impartite. Si è, inoltre, valorizzata la ratio in forza della quale, nell’ambito della riforma del diritto societario del 2003, è stato introdotto l’art. 2497 comma 1 c.c., consistente nel riconoscere una specifica tutela ai soci e ai creditori della società controllata nei confronti dell’ente dirigente. Trattandosi di un danno diretto al patrimonio sociale e solo indiretto a quello di soci e creditori, infatti, in assenza della norma in questione tali soggetti non avrebbero potuto agire verso l’ente dirigente. Tale essendo la ratio della disposizione, essa dovrebbe avere la funzione di ampliare l’area di responsabilità dell’ente dirigente anche a soggetti e posizioni giuridiche che prima non potevano rilevare e, per contro, non potrebbe essere interpretata nel senso di limitare o escludere la legittimazione attiva di soggetti (come la società controllata) cui quella legittimazione era precedentemente già riconosciuta (così Trib. Milano 20 dicembre 2013 e 26 febbraio 2016 n. 2575). La legittimazione attiva della società eterodiretta discenderebbe altresì dall’applicazione dei principi generali, in base ai quali l’esercizio abusivo dell’attività di direzione e coordinamento che produca un danno a un soggetto diverso, quale è, appunto, la società eterodiretta, genera una responsabilità risarcitoria in capo al danneggiante. Tale conclusione sarebbe infine supportata dal disposto dell’art. 2497 comma 3 c.c.; essendo prevista la possibilità che sia la stessa società eterodiretta a risarcire i soci e i creditori sociali per il danno subito dall’attività dell’ente dirigente, essa deve ritenersi legittimata anche a rivolgersi a quest’ultimo per ottenere il risarcimento del medesimo danno che, in difetto, subirebbe due volte (in questo senso, cfr. anche Trib. Napoli 29 febbraio 2024 n. 2418). In senso contrario a tale ricostruzione si è però espressa la Corte di Cassazione, che, nella sentenza n. 15196/2024, ha escluso espressamente la legittimazione ad agire del curatore fallimentare, in rappresentanza della società fallita, al fine di ottenere il risarcimento dei danni causati alla medesima società dall’attività di direzione e coordinamento su di essa esercitata. La Suprema Corte ha, in primo luogo, attribuito rilevanza fondamentale al tenore letterale dell’art. 2497 c.c., che non prevede la legittimazione ad agire della società sottoposta a eterodirezione, né attribuisce al curatore fallimentare la legittimazione a esperire azioni diverse da quella a favore dei creditori sociali. Si è osservato, inoltre, che la mancata previsione della legittimazione attiva con riguardo alla società danneggiata dall’altrui attività di direzione e coordinamento non si porrebbe in contrasto con l’art. 24 Cost., in quanto, nell’insieme, la tutela apprestata dal legislatore (con riguardo sia al valore della partecipazione, sia all’integrità del patrimonio sociale) sarebbe completa, poiché, riconoscendosi il diritto dei soci e dei creditori a ottenere il risarcimento dal soggetto esercitante l’attività di direzione e coordinamento, non rimarrebbero esclusi soggetti danneggiati. Per contro, evidenzia la Cassazione nella citata sentenza, il riconoscimento diretto ai soci della possibilità di ottenere il ristoro della perdita di valore della partecipazione sociale, da un lato, e alla società del diritto a vedere reintegrato il proprio patrimonio, dall’altro lato, rappresenterebbe una inammissibile duplicazione di risarcimento.